All’ombra del montaliano “arancio amaro”, da cui prende simbolo e nome, viene fondata nel 1976 la casa editrice il melangolo.
Una veste grafica semplice e raffinata unita alla qualità e alla cura dei contenuti: ecco la regola minima e aurea cui, fin dagli esordi, si attiene la produzione melangoliana, articolata in cinque principali collane dai nomi latini: nugae e lecturae, che ospitano classici della letteratura (Balzac, Celine, Artaud, Kafka, Dostoevskij), scrittori contemporanei (Saramago, Auster, Sanguineti, Magris), saggi brevi di filosofia (Gadamer, Jonas) e critica letteraria (Starobinski, Blanchot); opuscula, che accoglie la saggistica nelle sue varie forme, e comprende, quindi, testi filosofici classici (da Aristotele e Plotino a Heidegger), filosofia contemporanea (Derrida, Gadamer), riflessioni su temi di attualità (Lacoue-Labarthe, Gauschet, Nancy); opera, dedicata ai grandi testi di filosofia (Heidegger, Arendt, Strauss) e alle raccolte di saggi filosofici; teatro, interamente dedicata ai testi di opere teatrali antiche e moderne.
Nel 2008 è nata Altrescritture, una collana che propone una saggistica agile, attenta alla chiarezza e all’efficacia della scrittura, capace di muoversi in modo inedito tra “cultura alta” e “cultura bassa”. L’intento è quello di decifrare criticamente ciò che accade, con la speranza di creare nuove mappe cognitive per orientarsi nei labirinti della contemporaneità.
Dopo tanti anni la bussola che continua a orientare il melangolo è, molto semplicemente, quella della cultura. Parola che per noi certo non si associa a ciò che impongono il gusto o l’ordine del giorno; e che piuttosto evoca, e quasi ingiunge, una certa elitaria resistenza ad essi: cultura opera della letteratura, della poesia, della filosofia; e, insieme, necessariamente, opera della lettura, questa innocente passione e rischiosissima che è la ragione stessa del nostro lavoro.

